Il vostro bambino non vi parla di sé? Proviamo a capire perché.

Per il ciclo Genitori in Circo-lo
Articolo tratto dall’incontro di giovedi 27 ottobre 2016 dal titolo:
“Genitori a Circolarmente: i gesti e le emozioni della crescita”

L’ educazione è un’avventura troppo grande da affrontare da soli, è necessario condividere la relazione educativa con tutti gli adulti che contribuiscono alla crescita del bambino, attraverso una relazione costruttiva fondata sulla reciprocità, un rapporto in cui ognuno di noi possa manifestare e donare qualcosa di sé e comprendere qualcosa dell’altro.

“Genitori in Circo-lo” è l’iniziativa dell’Associazione Circolarmente che nasce proprio con questo scopo: mettere in dialogo l’equipe di educatori dell’associazione con i genitori dei bambini nell’ottica di favorire, in una condivisione di responsabilità, scelte educative efficaci e innovative. Una preziosa occasione di confronto per attuare un percorso di maturazione educativa anche per “noi grandi”, perché lavorare con i bambini costituisce un’occasione favorevole per crescere anche personalmente come adulti.

Genitori ed educatori hanno messo in circolo le proprie esperienze, disponendosi in cerchio per potersi guardare negli occhi, proprio come fanno i loro bambini all’inizio di una lezione.

Il rito del cerchio corrisponde al momento della presentazione, dove i bambini si ritrovano nel gruppo e iniziano a socializzare e a conoscere il nome degli altri compagni di gioco. Conoscere i nomi è importantissimo, significa dare il senso del sè al bambino, il quale si sente conosciuto e riconosciuto nella sua unicità, la stessa unicità che attraverso l’educazione si cerca di preservare e valorizzare.

L’incontro, condotto da Elisabetta Nasuti, pedagogista clinica che da dieci anni accompagna il lavoro dell’associazione, si è sviluppato intorno al tema delle emozioni e alla necessità di trovare un canale di comunicazione tra l’universo degli adulti e l’universo dei bambini.

Il primo passaggio fondamentale è cogliere e comprendere attraverso l’osservazione l’esperienza corporea del bambino attraverso la quale sperimenta il mondo, entra in relazione, conosce e vive le emozioni. Per esperienza corporea, non si intende solo la conoscenza del mondo attraverso il contatto fisico, poiché il corpo del bambino è molto di più:

  • è PANCIA, la sede delle passioni e dell’istinto.
  • è CUORE , il centro dei sentimenti e delle emozioni.
  • è TESTA, il motore del pensiero e della forza di volontà.

Nel bambino, pancia e cuore lavorano ad altro ritmo, per cui il pensiero a volte fa fatica a controllore l’esuberanza del corpo e a dire con le parole l’intensa esperienza che è stata sperimentata anche nel passato più vicino, ad esempio cio’ che accade nei corsi di Circomotricità.

È emerso infatti che alcuni bambini fanno fatica a raccontare ai genitori quello che accade dentro la tenda magica, questo perchè quello che vivono è un concentrato unico di emozioni molto intense e ricche, difficili da circoscrivere. Il “non-dire” con le parole spesso non nasconde la volontà del bambino di escludere il genitore dalla sua esperienza, ma una “oggettiva” e reale fatica per lui di trovare le parole giuste per dire quanto ha provato, quindi è una scelta che va accettata con serenità.

Ciò che è importante è che il bambino si senta al centro dell’ interesse dell’adulto, questo non vuol dire che deve essere esaudita ogni sua richiesta, ma significa essere presenti con lui, ascoltare le sue parole e i suoi silenzi. Questa modalità sarà preziosissima per lo sviluppo del suo mondo emotivo, ossia della sua capacità di comprendere le proprie emozioni, manifestazioni uniche della sua identità.

L’adulto infatti, tante volte, ignora le cause per cui il bambino esprime una certa emozione – ad esempio attraverso il pianto, attribuendogli una motivazione che può non corrispondere con il suo vissuto.

Può essere facile per un genitore rispecchiare le proprie emozioni nei figli, è invece importante imparare a contenere emozioni come il senso di colpa o la preoccupazione, per  mettersi in ascolto del mondo emotivo del proprio figlio, non facendosi ingannare dalle proiezioni personali. Utile e non scontato invece, è ricordare che i figli hanno loro originali peculiarità, in quanto esseri umani unici e irripetibili.

La chiave per attivare un canale di comunicazione con i bambini è la curiosità, la volontà di vedere il bambino con un occhio di stupore per una persona che è un mistero, che è sacra: un universo che sta crescendo, di cui “io- adulto” so ancora molto poco.

La curiosità a Circolarmente è la radice e il motore dell’educare, poiché è attraverso la curiosità che si crea un’aurea di interesse intorno alle cose del mondo ed è l’interesse che spinge il bambino a voler sperimentare ciò che è nuovo, superando anche le proprie paure.

A Circolarmente viene messo in moto il mondo dell’emotività, la relazione e la comunicazione che si crea tra educatori e bambini, quando il corpo diventa protagonista, sia nel gioco che nel riconoscimento emotivo, connette direttamente le reciproche identità, avvicinandole e chiedendo loro di raccontarsi, di emergere. E questo è un elemento molto importante nella conoscenza di sé e del modo.

Dare un alfabeto alle emozioni diventa essenziale all’interno di un percorso di maturazione perché sono proprio i sentimenti, ciò che proviamo, a determinare i valori e le priorità della nostre vite. L’educazione deve essere luogo di lettura creativa dell’esistenza, dialogo attento e cosciente tra il mondo e l’interiorità dell’individuo.

I bambini sono il nostro tesoro, il nostro bene, sono la vita che nasce e meritano tutto, non ogni cosa, ma tutta la nostra attenzione, cura, cuore, energia” sono le parole con cui la Dott.ssa Nasuti ha concluso l’incontro: un augurio di crescita fatto di parole precise, attente e leggere per i nostri bambini, che sono solo all’inizio della meravigliosa avventura che è la vita.