Lettera di PierPaolo a Circolarmente

Entrai…il posto lo conoscevo bene, ci andavo con gli altri ragazzi… in quella grande palestra… mi salutano, io rispondo…

C’erano già altri ragazzi più o meno della mia età. In quel momento venne avanti un uomo alto, capelli lungi, pauroso (Albert)… ma allo stesso tempo… simpatico… avrebbe potuto fare canestro semplicemente alzando il braccio, io salutai un po’ incerto, abbastanza preso dalla timidezza… mi disse in modo gentile -vai pure a cambiarti- indicando lo spogliatoio. Io andai con la mia sacca che la mamma mi aveva preparato e messo in spalla augurandomi buona fortuna. Dopo essermi cambiato ritornai in palestra…

erano tutti in cerchio intorno a un grande telone, era tutta colorata di blu e al cento c’ era un cerchio con una stella. Una Ragazza disse -ora ci presentiamo-, aveva i capelli biondi e ricci, anche lei sembrava una persona gentile, un po’ pazza, ma gentile scoprirò poi che si chiamava Beatrice… ci presentammo con uno strano gioco che, come adesso so, cambiava ogni volta, purtroppo non me lo ricordo… arrivò il mio turno, andai in piedi sulla stella al centro, feci quello che era richiesto e dissi il mio nome a voce alta… tutti mi salutarono, non era un semplice saluto quello, era caldo, accogliente, non ero mai stato salutato così, tornai al mio posto…

poi iniziammo con un altro gioco. Finora mi era piaciuto, iniziai subito a parlare con gli altri e con quelli che, anche se ancora non lo sapevo, sarebbero diventati i miei più cari compagni d’avventura… tutto era iniziato da una semplice chiacchierata con una amica che mi aveva parlato della sua esperienza…lei poi aveva mollato…io no… ancora oggi gli sguardi stupiti al sentire quello che faccio li ricevo solo dai grandi…

gli altri ragazzi, a parte quelli che sanno veramente cos’è divertirsi in questo modo, non si interessano e, quelli veramente “piccoli”, arrivano a dire che è roba da neonati…solo perché non si rendono conto di  cosa può vuol dire andare in una semplice palestra…e trovarsi in un altro mondo, cercando di salire su due stecchi di legno al posto delle gambe, cadere, cercare di salire su un tessuto che scende dal soffitto, non riuscirci, salire su una bicicletta… senza una ruota,cadere, cercare di far girare delle palline, tirarsene una in testa… ancora oggi, di alcune cose, dopo tre anni, so solo il nome.

Quando sono caduto o non sono riuscito a fare qualcosa, mi sono arrabbiato… a un semplice allenamento mi avrebbero urlato contro intimandomi di rifarlo e se non avessi ascoltato mi avrebbero cacciato via… qui avevo sempre qualcuno dietro, pronto, con molta calma, a tirarmi su il morale, convincendomi che se non ci avessi riprovato, non ci sarei mai riuscito. Scoprii che c’erano molte altre persone ad aiutare me e gli altri, alcune non le vedo più, altre ancora…ormai vengo qui da tre anni e non ho ancora mollato, non voglio levare la scena a chi, qui, c’è da sette anni, ma ormai ritengo che questo resterà il mio passatempo preferito, conoscerò nuove persone che sostituiranno quelle vecchie, ma io resterò tutto il tempo possibile…