Lettera di una mamma a Circolarmente

Dopo la lezione genitori e figli assieme, tenutasi dopo il rientro dalle vacanze di natale, una mamma ci ha inviato questa lettera che, con il suo consenso, pubblichiamo qui.

Di solito gli scambi di ruolo sono cose che succedono nei film o nei cartoni animati. Il ricco che si trova improvvisamente povero e il povero che diventa ricco, la principessa che finisce tra la gente comune e la popolana tra i nobili, il capo che di punto in bianco si trova alle dipendenze del suo sottoposto. A volte però può accadere di vivere situazioni del genere nella realtà. Non dura a lungo (meno di due ore) e non c’entrano soldi ne’ potere ma i rapporti famigliari ed è bellissimo. Dove? Nella sede di Circolarmente periodicamente viene offerta a un genitore (oppure fratello, nonno, cugino…) la possibilità di partecipare a una lezione insieme al figlio (fratello, nipote, cugino…).

È un’esperienza molto speciale, per vari motivi.

Il primo e più ovvio è che si tratta di un’occasione per entrare in un mondo – quello delle attività pomeridiane dei nostri bambini – che in genere è precluso agli adulti, spazio privato, spesso gelosamente custodito a forza di “Le solite cose” in risposta alle nostre domande incuriosite “Cosa avete fatto oggi?”.   

L’esplorazione di quegli spazi, di quelle attività avviene attraverso la modalità insolita dello scambio di ruolo. I bambini si muovono spavaldi e sicuri, padroni di casa in un ambiente a loro famigliare, illustrando a noi, ospiti curiosi e a volte un po’ titubanti, attività e attrezzi del mestiere circense.

Esperienza speciale anche perché non capita tutti i giorni di poter dedicare del tempo ai nostri bambini in modo esclusivo, senza interferenze date da fratellini, impegni casalinghi, cellulare.

Inoltre, grazie allo scambio di ruolo, si mettono in atto dinamiche curiose e interessanti: davvero, per una volta, siamo uno nei panni dell’altro.

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  • Il piccolo insegna al grande, e insegna sul serio, non per finta come succede a volte giocando: l’adulto che ha in mano un paio di trampoli non riuscirà a fare un passo – anzi, non riuscirà nemmeno a salire! – senza le indicazioni del bambino.
  • Il piccolo rassicura il grande. Come da adulti, padroni delle tecniche del camminare, sciare, nuotare, andare a comprare un gelato, sproniamo i nostri figli a buttarsi, ad avere fiducia nelle proprie capacità, così loro fanno con noi nella lezione comune e finalmente possiamo percepire la sensazione di insicurezza che provano loro in situazioni che non padroneggiano. Mia figlia lo sa che posso darmi uno slancio per buttarmi a testa in giù dai tessuti e non mi succederà nulla di male, ma io, quarantaquattrenne appesa come un salame, dentro di me penso che col cavolo che me la sento di buttarmi.
  • Il piccolo corregge e sostiene il grande. Quando finalmente ci mettiamo alla prova, cercando di lasciare da parte i nostri acciacchi e le paure, i bambini correggono i nostri errori e ci spronano a tenere duro, come noi facciamo con loro nella vita di tutti i giorni.
  • Il piccolo si complimenta con il grande. È probabile che quel “Sei stata brava!” sia uscito dalla bocca di mia figlia senza convinzione, così come esce dalla mia quando lei fa qualcosa che non considero particolarmente difficile. Ma io sento di essere stata brava davvero a salire dritta in piedi sulla palla gigante e mi fa piacere pensare che lei sul serio sia fiera di me.

L’esperienza è piacevole e divertente, ma purtroppo è limitata nel tempo. Tornati a casa, il piccolo si tufferà sul divano per godere il meritato riposo e il grande via in cucina a spadellare per preparare la cena. Il gioco è bello quando è corto.

Alice Abbati (mamma di Emma 10 anni)